Booming Art Show

Dal 2020-01-23 al 2020-01-26

Stand Vinci Arte PARUSIA O PARRESIA? Bertocco Carloni Paci A cura di Vito Vinci Donne, linguaggi, impetuosa pittura Le donne salveranno il mondo? Gli archetipi del femmineo ce lo suggeriscono. La pulsione salvifica, il mondo come parto delle loro sofferenze, ci fa pensare che la ribellione e il raggiungimento di nuovi obbiettivi per l’umanità passi attraverso i loro desideri e le loro scelte. Lo sguardo trasfigurato dalla determinazione di Carola Rackete, l’invettiva rabbiosa di Greta Thunberg ricevono una legittimazione mediatica senza precedenti. Generosamente consistente e fortemente destabilizzante l’attività politica di donne straordinarie quali Naomi Klein e Alexandria Ocasio Cortez. Le risposte che mi vengono in mente sono: bisogna davvero salvarlo? Ne vale davvero la pena? Vogliamo goderci lo spettacolo e assistere all’ultima fascinosa catastrofe e alla caduta dell’antropocene? Che Pandora liberi dal suo vaso l’ultimo sentimento, orgogliosamente rintanato. Eppure le donne nella loro essenza e nei contenuti più intimi rappresentano gli spettri della nostra vita! Già una terminologia così odiosa e in auge nei nostri tempi come: “declinazione al femminile” “quote rosa” “pari opportunità”, dimostra come si voglia a tutti i costi guidare e ingabbiare pensieri che spesso contrastano e combattono l’omologazione del presente. Una moderna PARUSIA o come si preferisce un’ontologia dell’assenza. Donne come entità che non appartengono a una comune dimensione e che agiscono laddove non c’è nulla e laddove c’è qualcosa, spariscono dolcemente. Selvatiche e misteriose, come nella lettura di Mark Fisher, le donne hanno lo scopo di liberarci dalla modalità nostalgica in cui siamo immersi e ammorbati. Dovranno dotarsi però di nuovi ordigni dell’apocalisse e affermarsi come nuova presenza nel ventaglio di possibilità che offre il “non più” e il “non ancora”. Attraversare il fantasma, aprire uno squarcio nel presente e prospettarci un’infinita riserva di futuro. Proprio come sostenne l’Amleto: “Il tempo è fuor di sesto, oh quale dannata sorte esser nato per riconnetterlo!” Silvia, Alessandra e Sandra dispongono dell’arma della pittura per suggellare il momento. Pennellate, campiture, spazi indefiniti, diffrazioni, colori vividi e intensi per entusiasmare e indurre il piacere estetico oltre i confini dell’immaginazione, orli di un abisso sensuale e accomodante. La loro pittura come antidoto dunque, in un’epoca in cui altre discipline hanno preso il sopravvento e l’arte tutta sembra ormai asservita al senso di solitudine e frammentazione imperante. La pittura di straordinarie artiste che si muove negli interstizi di un soffocante senso di finitezza e sfinimento per ritagliarsi la scappatoia verso una possibilità del perturbante. La capacità di rinunciare a non rinunciare, per attenuare la nostra malinconica ricerca tra un passato opprimente e un futuro perduto. Pur con stili e approcci totalmente differenti i dipinti di Silvia, Alessandra e Sandra rispettano i registri della filosofia estetica barthesiana. Sulle loro tele c’è sempre una scena, accade un fatto, una casualità, un fine, una sorpresa e un’azione. Nello spirito del miglior edonismo greco (pragma-tyche-telos-apodeston-drama). Ma ancora più importante la trasversale musicalità delle loro opere, dopo più di cento anni dalla metafisica delle piazze di De Chirico e l’urlo di Munch che annunciavano il secolo breve, qui abbiamo silenzi e singhiozzi che flirtano con la catastrofe, pennelli come rasoi che annunciano ferite viscerali. Il risultato è vertigini martorianti, efferatezze autistiche, scavi archeologici. Ma anche tappeti volanti, candori incontaminati, tramonti danzanti. Silvia, Sandra e Alessandra divinatrici del disastro. Silvia ci lascia ancora passeggiare tra le macerie, Sandra dipinge l’onda che cancella l’ultimo volto umano disegnato sulla spiaggia, Alessandra ci affida al recupero, alla ricostruzione. Pittrici determinate e resistenti, piuttosto che essere inghiottite nell’emergenziocrazia ci invitano alla riflessione, all’incantesimo. Alla scomposizione permanente delle fratture sociali, rispondono con un flusso armonico e un’attenzione costante alle dinamiche che ci circondano. Novelle figure angeliche con le ali impigliate nella tempesta del progresso. E se l’immagine del passato sguscia via, loro sono pronte ad allargare le spalle e raccontarci la verità tra figure e colori. La loro arte, impetuosa, stravolta, e il loro linguaggio significativo di una disarmante e icastica PARRESIA, ben si adatta all’annuncio di una nuova era disegnata dalla filosofa Donna Haraway: il CHTHULUCENE (metaplasmo inquietante, ma ricco di risorse per più cambiamenti). Grovigli performativi di realtà e rappresentazione, temporalità implosa e intermittente, l’arte della sopravvivenza nel disagio, della coesistenza con la devastazione. Silvia, Sandra e Alessandra, mi piace immaginarle in uno splendido entanglement a tre. Intente nell’abilità di rispondere invece che nutrire la speranza, mentre canticchiano i versi di George Harrison dalla canzone “Any Road”: < And if you don’t know where you’re going. Any road will take you there >. E danzano in un’immaginaria tela dipinta da Nan Goldin in una ballata propiziatoria.

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